Monitoraggio delle polveri e del rumore nei cantieri

Il cantiere è per sua natura caratterizzato da una componente dinamica predominante che coinvolge risorse e spazi in modo mutevole nel tempo e guardando al tema della sicurezza non si possono trascurare aspetti che le attività di cantiere hanno in questo senso sull’ambiente e sul contesto dove il cantiere si insedia.

Nell’ambito della valutazione dei rischi espressa nel D. Lgs. 81/08 è previsto che il datore di lavoro valuti tutti i rischi conseguenti all’esposizione ad agenti fisici.

Tra gli agenti fisici che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori sono presenti il rumore (dove risulta opportuno che vengano segnalati livelli elevati e intervenire a mitigazione) e, a causa delle attività tipiche dei cantieri, quali scavi, demolizioni e costruzioni, l’emissione di diversi inquinanti atmosferici.
Tra le emissioni di inquinanti atmosferici più note vi è il particolato (PM) ovvero particelle di polvere più o meno fine generate dalle lavorazioni e che si disperdono nell’aria dove creano una miscela (“aerosol atmosferico”) con particelle liquide sospese.

Esistono differenti tipologie di PM sulla base della dimensione delle particelle ma in ambito cantieristico sono due le tipologie di PM a destare maggiori preoccupazioni: PM10 e PM2.5.

Concentrazioni di particolato elevate sono pericolose perché correlate a molteplici problemi respiratori. In alcune situazioni possono avere risvolti particolarmente dannosi e a seconda del contesto di cantiere impattare anche su soggetti non coinvolti direttamente nelle lavorazioni. In particolare, è stato rilevato che il PM2.5 rappresenta un problema maggiore per la salute rispetto alla frazione più grossolana del PM10 in quanto le frazioni più fini hanno la capacità di penetrare ad un livello polmonare più profondo. Di conseguenza il monitoraggio della qualità dell’aria in tempo reale ed in continuo durante lo svolgimento del cantiere risulta essere un’attività spesso richiesta.

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